Trucco: frazione di ventimiglia |
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| Trucco a pochi chilometri da
Ventimiglia vicino al confine di stato con la Francia, situata sulla
statale 20 della Val Roya in direzione del Col di Tenda. La parte
italiana della Val Roya, che da Ventimiglia arriva fino alla vecchia
frontiera di Fanghetto, è lunga circa una ventina di chilometri. Anche se la
maggior parte della vallata è in territorio francese la striscia in zona
italiana è di notevole interesse. Le colline intorno alla frazione Trucco, i
piccoli borghi di Trinità, Baloi, Brunetti e Verrandi, immersi negli
uliveti, offrono bellissimi scorci. Airole è forse il paese più importante della valle con i suoi circa 500 abitanti. Il borgo, sito a 149 metri sul livello del mare, è arroccato su un colle che sovrasta il fiume Roja. Di origine medievale, fu possesso del ghibellino Folco Curlo di Ventimiglia, poi dei monaci di Pesio ed infine, dal 1435, di Ventimiglia. Alla proclamazione della Repubblica ligure divenne comune autonomo. Il paese si sviluppa, nella parte più antica, a 'gironi' concentrici che salgono fino ai pochi resti del castello. La chiesa è barocca ed il vicino santuario delle Grazie conserva una bella statua in legno della Madonna. Negli ultimi anni è stato scelto quale residenza primaria o secondaria da una colonia di stranieri. Numerose sono le manifestazioni nel periodo estivo, fra tutte da citare il raduno delle Vespe (Piaggio!). |
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ventimiglia : olivetta |
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| Olivetta San Michele è capoluogo di un gruppo di borgate
ventimiglia trucco, che
comprendevano anche Piene e Libri, passate nel 1947 alla Francia. Per questo
motivo la 'comunità della Penna' è stata smembrata e per visitarne le varie
componenti occorre varcare due volte la frontiera, ad Olivetta per giungere
a Piena ed a Fanghetto per arrivare a Libri. Il castello della Penna fu
motivo di varie contese a causa della posizione strategica che permetteva di
ben controllare i traffici lungo la "strada del sale" della Val Roia. Il
monumento più importante è la chiesa romanica della Madonna del Poggio. In territorio francese la val Roya va dalla vecchia frontiera di Fanghetto fino al Col di Tenda. I paesi sono incastonati in questa stretta valle tra alte gole calcaree e fitti boschi, Saorge, Breil, La Brigue e Tenda si integrano perfettamente nell'ambiente dando la sensazione che siano li da sempre |
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ventimiglia e le valli Nervia e Roia |
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| Vento della “bella stagione” sulla Riviera
dei Fiori: porta con sé il desiderio di andare, il bisogno di muoversi e di
stare all’aria aperta. Il sole, il mare, la spiaggia con i suoi riti ed i
suoi ritmi, la dolcezza dei giorni più lunghi dell’anno, la magia delle cene
nel fresco della notte. Nasce la voglia di fuggire dal consueto, dal già
visto, di lasciarsi alle spalle il quotidiano ed entrare in un’altra
dimensione. E così subito viene in mente il confine: quella linea sottile ed
invisibile che rimanda ad “altro”, all’oltre, al diverso ci si concentra
quindi su Ventimiglia e le sue valli, la Val Roja e la Valle Nervia,
territori di confine non solo geografico, ma anche mentale e culturale.
“Porta occidentale d’Italia”, come lo chiamarono gli inglesi a fine
Ottocento, quest’angolo estremo del Ponente ligure non finisce mai di
stupire per la sua doppia anima. In questa terra di frontiera, convivono la vita mondana e scatenata della costa e il silenzio e la pace dei paesini in pietra dell’entroterra. Un cocktail perfetto tra il mare e le sue meraviglie ed il susseguirsi di panorami verso nord, fatti di un continuo sovrapporsi di profili di montagne. Giardini tropicali, palme e superbe vedute marine a soli quindici minuti d’auto da paesaggi quasi alpini. Lo shopping esclusivo nelle boutique di Ventimiglia accanto ai piccoli empori di borghi rurali dove si vende di tutto, dallo spazzolino da denti alla pregiata bottiglia di vino Rossese. Oltre agli sport marini più gettonati, come la vela, il wind-surf e il beach volley, si possono praticare, nelle immediate vicinanze, il torrentismo ed il canyoning come in tutte le valli delle Alpi. Nel mezzo una campagna definita da colline dolcissime di ulivi e vigneti, ginestre, mimose, rose e miriadi di fiori coltivati ovunque, vanto e fama di questa zona della Riviera. Un territorio i cui primi insediamenti risalgono alla preistoria, come attesta il celebre e complesso insediamento dei Balzi Rossi, in prossimità del confine francese; successivamente conquistato dai Romani, di cui rimangono importanti tracce (ritagli di mosaici, un piccolo anfiteatro, le terme e resti del decumano massimo e della cloaca); divenuto, durante il medioevo, feudo dei Conti di Ventimimiglia, entrò poi definitivamente a far parte dei domini di Genova, di cui seguì quasi sempre il destino. Nelle pagine seguenti troverete informazioni, notizie, curiosità, itinerari a piedi ed in automobile, ricette, descrizioni di siti di particolare interesse e molto altro riguardo a Ventimiglia, alla Val Roja e alla Valle Nervia. Una panoramica a 360° di questa porzione della Riviera dei Fiori che fin dal XIX secolo era apprezzata, soprattutto da inglesi e russi, per la mitezza del clima, la profusione dei fiori, i lunghi viali di palme, la bellezza dei piccoli borghi medioevali dell’interno. Senza dimenticare l’enogastronomia: perché la cucina è un inestimabile patrimonio culturale. Soprattutto quando è fantasiosa e profumata di fiori come da queste parti. |
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| Ventimiglia, la città di frontiera tra
l’Italia e la Francia, è divisa in due parti dal fiume Roja che la lambisce
dal XIII secolo, quando i genovesi deviarono il suo corso per interrare il
porto e conquistare definitivamente la città. Di grande rilievo storico è il
nucleo medioevale sulla collina del Cavo, mentre i quartieri moderni lungo
il litorale ligure sono meta preferita delle signore in cerca di un bell’abito
da indossare in occasioni particolari. In buona parte dell’anno l’aria della Riviera di Ponente è invasa dai profumi di una natura rigogliosa che si accende di mille colori negli appezzamenti coltivati a ulivi e tra i variopinti balconi fioriti. Di fascino particolarmente suggestivo è Ventimiglia Alta. Sulle pendici di un contrafforte montuoso, in bellissima posizione panoramica e in contrasto con la città nuova sorta sul mare, sorge la Ventimiglia antica. I suoi stretti vicoli, i suoi passaggi coperti e i suoi archi di pietra conducono al cuore del borgo. Per visitare la città si può partire dalla passeggiata Colla, un belvedere con pini marittimi realizzato nel secolo scorso. Si oltrepassa la Porta Nuova e si arriva in Piazza della Cattedrale, occupata dal vasto complesso monastico delle Canonichesse, sorto sull’area dell’antico Castello dei Conti (sec. XI). La piazza è il centro monumentale della città alta. Qui si erge la Cattedrale dell’Assunta, tipico esempio di arte romanica, che fonde contemporaneamente la tradizione architettonica lombarda dei maestri Comacini con il tardo romanico francese. Percorrendo Via del Cavo, incontriamo l’imponente costruzione del Monastero delle Canonichesse Lateranensi (sec. XVII). Proseguendo la passeggiata si arriva alla spianata del Cavo, da cui il panorama spazia dalla Valle del Roja alla costa italo-francese, da Ventimiglia bassa (Borgo S. Agostino) alla foce del fiume, dove un tempo doveva essere lo scalo commerciale, vigilato da un robusto bastione. Ritornando verso il centro e percorrendo Via Garibaldi, si possono ammirare i numerosi edifici costruiti su modelli di palazzi genovesi. Di grande rilievo sono la Loggia del Parlamento, con i suoi archi ogivali e i suoi caratteristici pilastri abbelliti da figure medievali e la Biblioteca Aprosiana, la più antica biblioteca pubblica della Liguria e una delle prime in Italia, fondata nel 1649 da padre Angelico Aprosio, frate agostiniano. Nelle due sale del “Fondo Antico” sono conservati circa 7000 volumi, mentre la parte moderna consta di circa 19000 volumi. (Info: Tel. 0184 351209 – Via Garibaldi, 10). |
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ventimiglia : Un tuffo nel passato l’età imperiale lungo la via Julia Augusta |
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| Duemila anni fa, quando le legioni di
Cesare giunsero ai contrafforti montuosi che, scoscesi verso il mare,
sbarravano la via verso la Gallia, si trovarono a dover vincere la resistenza dei Liguri Intemeli asserragliati in una città, Albium Intemelium. La conquistarono e ne fecero un municipio romano, Albintimilium, da cui derivò Ventimiglia, nodo strategico della Via Julia Augusta. Oggi, poche ma preziose rovine testimoniano una storia antica di secoli. Il teatro romano, che risale alla fine del II sec. d.C., è l’elemento meglio conservato dell’intero complesso. Qui, inoltre, sono identificabili i resti delle mura romane e quelli di alcuni edifici civili, tra i quali il complesso termale (Info: Tel. e fax 0184.252320; e.mail: archeoge@arti.beniculturali.it; www.archeoge.arti.beniculturali.it. Orario visita: sabato e domenica dalle 15.00 alle 18.00) Nella parte moderna di Ventimiglia è possibile visitare il Museo archeologico “Girolamo Rossi” che ha sede nel Forte dell’Annunziata e che raccoglie ed espone materiale di scavo ritrovato nella zona romana Albintimilium. Con i suoi 1200 metri quadrati, è uno tra i musei più importanti e moderni d’Italia. Il nucleo originario si costituí nel 1876 con i primi scavi iniziati ad Albintimilium dall’erudito ventimigliese Girolamo Rossi. Solo dalla fine del 1989 è stato possibile dare ai reperti una sistemazione quasi definitiva. I locali del museo sono stati ricavati nel piano alto dell’ex Ridotta dell’Annunziata, che risale al 1831. Essa fu edificata dai Savoia insieme al sovrastante Forte San Paolo sull’area dove precedentemente sorgeva il convento dell’ordine dei Padri Minori Osservanti. Il museo si articola in sette sale. 1a sala: sono visibili alcune mappe e documenti riguardanti la storia della fortezza. 2a sala: vi sono esposte le statuette fittili. Alcune di esse sono databili fra il I e il II sec.d.C.; altre, essenzialmente ex voto, sono collocabili tra il V e il III sec. a.C.. 3a sala: ospita il lapidario, con oltre 50 iscrizioni romane comprese tra il I e il V sec. d.C Fra le iscrizioni funerarie si notano le due versioni di una stessa dedica ad Apronia Marcella. Seguono infine le lapidi paleocristiane e i miliari stradali. 4a sala: è dedicata alle sculture della collezione Hanbury già Daziano, e comprende statue, teste, ritratti, rilievi, sarcofagi di età imperiale romana ritrovati in siti ignoti. Fra essi si notano un anziano di età augustea, un ritratto virile di età flavia, una testa virile barbata del III secolo d.C., una testa di divinità femminile, opera neoattica imperiale ispirata a modelli del V sec. a.C.. 5a sala: ospita una delle più complete raccolte di oggetti in ceramica dell’epoca romana. Tra le altre è esposta la ceramica “sigillata”, così chiamata per la presenza del sigillum, il marchio di fabbricazione impresso a crudo. Fanno inoltre bella mostra di se le olpi, contenitori per i liquidi, i cosiddetti vasi a pareti sottili, piccoli bicchieri e boccali, e le lucerne; provenienti in gran parte da corredi funerari. 6a sala: vi sono esposti i vetri rinvenuti nella necropoli di Albintimilium. Si tratta di unguentari per profumi e di vasellame da mensa, tra cui patere, coppe costolate, coppe, bicchieri, bastoncini mescola profumi e coperchi. 7a sala: (in allestimento) nelle vetrine sono visibili olpi e urne cinerarie con all’interno i resti cremati dei defunti. Museo archeologico “Girolamo Rossi” Via Verdi, 41 – Ventimiglia – Tel. 0184.351181; e-mail: museoventimiglia@libero.it; www.fortedellannunziata.it; Orari di visita: dal martedì al sabato dalle 09.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 17.00. Domenica e festivi: dalle 10.00 alle 12.30. Chiuso il lunedì. |
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Ventimiglia : Città di Giardini |
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| Un clima mite tutto l’anno, ville stile
Liberty e giardini mozzafiato a picco sul mare. Così si presentò a fine
Ottocento la Riviera dei Fiori ai molti intellettuali inglesi e tedeschi,
che qui passavano l’inverno. Ma, accanto allo sfruttamento turistico, ancora
oggi il Ponente ligure conserva molti di questi suggestivi ingredienti.
Soprattutto se il visitatore preferisce giardini e parchi, progettati da
noti botanici e architetti paesaggisti di grande fama, a spiagge affollate.
Andiamo quindi alla scoperta di questi luoghi silenziosi e rilassanti, che
mostrano lo sforzo di creare terrazzamenti e giardini pensili sottraendoli agli scogli e alle antiche mulattiere della costa. Lungo la via Romana si apre la vasta proprietà di una delle più importanti famiglie del luogo:Villa Orengo-Sella (Via Romana, 39/41 – 18030 Latte, Ventimiglia – Per prenotazioni: Tel. 0183.290213). La villa è sede di un parco ricco di molteplici esemplari di flora esotica. Da non perdere una passeggiata pomeridiana tra gli ulivi e le vigne della villa. Poco fuori la città in direzione della Francia, si trova Villa Piacenza-Boccanegra (Via Toscanini, 47. Per prenotazioni: Tel. 0184.229507). Qui si possono ammirare esemplari di piante rarissime, anche ad alto fusto, oltre all’antico oliveto che degrada suggestivamente verso il mare. Infine, ma non per minor importanza, è d’obbligo una visita ai Giardini Comunali lungo Roja Rossi. Il parco è un esempio di isola verde perfettamente inserito nello sviluppo edilizio cittadino attorno alle grandi vie di comunicazione. |
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ventimiglia :Villa Hanbury giardini da Fiaba |
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| Non aspettatevi l’ordine lezioso dei
giardini che crescono sui laghi lombardi: a Villa Hanbury (Info: C.so Montecarlo 43 – La Mortola – Tel. 0184.229507), troverete la spontaneità della natura così come si presenta nell’ambiente d’origine di ciascuna specie. Il parco della Villa copre 18 ettari di piante arrivate da tutto il mondo e lasciate libere di crescere naturalmente, rispettando le esigenze di ciascun vegetale e abbinandole in modo da creare microclimi favorevoli a ciascuna specie. Il progetto del parco fiorito fu ideato nell’Ottocento da un facoltoso Lord inglese, che si era arricchito nei traffici di tè e seta con l’Oriente. A Capo Mortola, non lontano da Ventimiglia, ancorò il suo yacht. Un approdo casuale che si trasformò in una scelta per la vita: Sir Hanbury, con la moglie e il fratello Daniel, divenne infatti uno dei tanti britannici innamorati di questo lembo di Riviera. Così, in pochi anni, trasformò un promontorio coperto dal mirto in uno stupendo parco,popolato da migliaia di piante importate dai cinque continenti. |
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ventimiglia : Battaglie di Fiori e tenzoni medioevali |
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| Il ricordo del tempo che trascorre e
dell’inevitabile ritorno della bella stagione, sono i due punti di partenza
per alcune feste pagane che si svolgono tra la fine della primavera e
l’inizio dell’estate. Gran parte delle celebrazioni legate a feste
stagionali affondano le proprie radici nell’antico patrimonio culturale del
mondo agricolo ligure. E parlando di queste tradizioni non si può omettere
la famosa “Battaglia dei fiori” di Ventimiglia. La manifestazione floreale
si svolge a giugno coinvolgendo sia gli abitanti della città sia i numerosi
turisti che accorrono in riviera per assistere a tale evento. Vere opere
d’arte, realizzate dalla bravura di volontari capaci di creare con i fiori
splendide figure, sfilano per le vie cittadine già di prima mattina in un
clima festoso e di allegra confusione, reso più vivace dalla presenza delle
bande folkloristiche che accompagnano i carri. Questi ultimi sono di
notevoli dimensioni, con soggetti tridimensionali attinenti al tema
dell’anno e curati nei minimi dettagli. Tutte le opere, che sembrano dipinte da abili pittori, sono in realtà lavori realizzati completamente da corolle di fiori, fissate a mosaico una per una sui vari carri. Una curioistà: in un metro quadrato di superficie trovano posto circa 1000 garofani, su un carro circa 120 mila fiori! Nel pomeriggio, invece, inizia la vera “battaglia dei fiori” tra il pubblico e i figuranti sui carri. Il tradizionale rito ricorda le antiche feste carnevalesche in cui oltre ai confetti e ai coriandoli venivano gettati petali di fiore. Nelle prime tre settimane d’agosto, Ventimiglia celebra le feste popolari dell’Agosto Medievale. Rivivono così le tradizionali feste pagane dell’estate ed i fasti romani della Confederazione Latina, cristianizzate all’inizio del Medioevo nella solennità dell’Assunta. Per l’occasione i musici e gli alfieri dei sestieri si sfidano nell’antica arte dei giochi di bandiere, i podisti in una staffetta, mentre i balestrieri gareggiano al torneo di tiro di precisione. Dopo la sfilata del corteo storico, sei gozzi liguri si sfidano nella tradizionale regata per aggiudicarsi il carbaso, il conteso palio cittadino. |
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ventimiglia : Note sugli allestimenti dei carri. |
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| Un ventimigliese d.o.c. sosterrà
inequivocabilmente che le creazioni mobili della sua Battaglia dei Fiori,
realizzate con un mosaico di corolle, sono uniche al mondo e sono state
inventate proprio qui, nella sua Ventimiglia. Non è propriamente nel giusto, perchè la tecnica di costruire carri allegorici infiorati, anche a mosaico, non è stata inventata da noi, ma ha radici antiche. In altre parti del mondo, infatti, già si applicava quando qui non si coltivava ancora l'industria del fiore, madre della Battaglia. Questa premessa è solo per puntualizzare, tanto per dare ad ognuno il suo, ma il nostro ventimigliese non sarà molto lontano dalla realtà se intende dire che l'evoluzione della tecnica nella costruzione dei carri della Battaglia dei Fiori ha raggiunto metodologie e risultati in soggettistica veramente unici al mondo. Qui da noi, infatti, nel corso di un lento ma costante sviluppo, il carro di cartapesta è diventato una vera creazione floreale architettonica con la raffigurazione di personaggi ambientati, non semplici da realizzare coi fiori. Inoltre, merita tener conto che l'artigiano tipo, costruttore di carri a Ventimiglia e dintorni, non è stato quasi mai un professionista, ma nella maggior parte dei casi si è sempre trattato di una "persona di buona volontà" proveniente dalle più varie estrazioni sociali e la cui professione era spesso molto distante dal lavoro creativo e manuale che interessa la cantieristica allegorica nostrana. Andiamo con ordine e prima di vedere come nasce un carro oggi, vediamone l'evoluzione tecnica, ventimigliese, nel tempo. Nei primissimi anni del Novecento, col timido nascere della floricoltura in Riviera, i carri allegorici di Carnevale, o più genericamente delle Feste di Primavera, cominciano a presentare grossolani soggetti di cartapesta montati su un carro ed attorniati da foglie di palma e mazzi di fiori. Negli anni Venti i soggetti a carattere carnevalesco in cartapesta diradano, lasciando il posto a carri sormontati da trionfi di foglie, a pergolati ricoperti dei più svariati vegetali ed a vetture e carrozze infiorate. Nel Trenta foglie e rami passano a rivestire i bordi spogli del carro il quale comincia ad esser mostra di geometrici soggetti floreali. Il telaio di sostegno ai fiori è in legno od in rete metallica, sul legno le corolle vengono inchiodate ad una ad una e la capocchia del chiodo viene dipinta col colore del fiore, così da mimetizzarla. Nei buchi della rete metallica viene invece infilato il gambo del fiore reciso, che tirato fino a giungere alla corolla vi resta bloccato. Luigino Maccario |
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ventimiglia : La Biblioteca Aprosiana |
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| Quando Aprosio, erudito Frate Agostiniano
nato a Ventimiglia nel 1607, lasciò Venezia per tornare in Liguria non aveva
idea di sistemare la sua biblioteca nella città natale. Fu l’amico Padre
Basilio Bernardi a proporgli le ragioni del cuore, riaccendendo in lui il
ricordo del luogo natio. Realizzata nel Convento di S.Agostino (nella parte
bassa e paludosa della città, allora semideserta) l’Aprosiana nel 1649 fu la
prima biblioteca pubblica della Liguria ed una delle prime in Italia. Oggi,
dopo varie traversie storiche, l’intera raccolta, varie migliaia di volumi,
incunaboli e codici Manoscritti, ha trovato sede definitiva nel ex
TeatroCivico in via Garibaldi, nel sestiere della città medioevale. Nelle due sale del “Fondo Antico” sono conservati circa 7000 volumi, disposti in eleganti armadi lignei in stile, proposti da E. Azaretti, illustre dialettologo. La parte moderna consta di circa 19000 volumi. Biblioteca Aprosiana Tel. 0184.351209 Orari di visita: dal 1/10 al 31/05: lunedì - mercoledì - sabato dalle ore 8.30 alle ore 13.30; martedì - giovedì - venerdì dalle ore 14.00 alle ore 19.30 dal 1/6 al 30/9: dal lunedì al sabato 8.30 - 13.30 www.aprosiana.com r.marro@comune.ventimiglia.it |
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ventimiglia : Capsule del tempo i Balzi Rossi |
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| La riviera ligure di ponente è uno dei
territori italiani più ricchi di evidenze preistoriche databili al periodo
del Paleolitico superiore, da 30-35.000 fino a circa 10.000 anni fa. In
particolare oggi conosciamo importanti testimonianze archeologiche tra cui
l’incisione di un cavallo nella grotta del Caviglione, ai Balzi Rossi presso
il paese di Grimaldi, e numerose statuette femminili provenienti da diverse
caverne situate sempre in località Balzi Rossi. In questi antri naturali che
si affacciano sul mare trovò rifugio l’Homo erectus. Utensili in pietra ed
ornamenti appartenenuti alla cosiddetta razza di “Cro-Magnon”, sono stati portati alla luce da archeologi italiani e francesi ed oggi custoditi dentro teche di vetro del Museo NazionalePreistorico. Il complesso museale espone anche resti fossili, trovati in zona, di elefanti, rinoceronti, marmotte, renne, ecc., testimoni delle variazioni climatiche nel corso delle diverse ere geologiche. Museo dei Balzi Rossi Ventimiglia Tel. 0184.38113. Orario di apertura: tutti i giorni dalle 08:30 alle 19:30. Giorno di chiusura: lunedì |
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Ventimiglia... un po’ di storia e il perché di un nome. |
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| Il toponimo Ventimiglia conserva la seconda
parte del termine latino Albintimilium, un adattamento dal ligure Albiom
Intemelium, cioè città capoluogo dei Liguri Intemeli. Alla radice “Alb-” di
origine preromana, il greco Strabone dà il significato di “città”, che
ritroviamo in tutta l’area del Mediterraneo. L’errata convinzione che il
toponimo avesse a che vedere con una distanza: Ventimilium, Ventimiglia,
nacque in epoca longobarda e si diffuse nei secoli successivi. Lo stemma del
comune reca un leone rampante, giallo in campo rosso, con la corona comitale
e il motto Civitas ad Arma Iit: la città corse alle armi, in riferimento ad
un episodio del 48 a.C quando Rufo, luogotenente di Giulio Cesare accorse
dalla Provenza per sedare una rivolta intemelia. Nei primi anni del V secolo le invasioni barbariche distrussero parzialmente la città e costrinsero la popolazione a trasferirsi in collina, laddove forse erano già approdati gli antichi. Giorgio Ciprio riferisce delle fortificazioni di Bintimilion (greco) come estremo limite della Marca Maritima Italorum. Nasce da questo momento la figura di Ventimiglia come terra di confine. Un ruolo che la città ha mantenuto per secoli, dalla breve dominazione longobarda, al periodo dei Vescovi Conti, ai lunghi secoli di dominazione genovese, e che si è concluso nel secolo scorso. Oggi con l’avvento della Nuova Europa senza confini, la città sta definitivamente abbandonando il ruolo di località di frontiera e si appresta ad aprire ed intensificare i contatti e le collaborazioni con la vicina città di Mentone, proprio nello spirito dell’integrazione europea a tutto tondo. Nel corso degli anni, la città ligure ha acquisito punti a proprio favore per presentarsi al visitatore desideroso e curioso di scoprire il fascino antico e moderno che caratterizza questo centro del ponente ligure. |
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La nuova Ventimiglia |
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| Sole, mare, bellezze naturali: Ventimiglia
moderna è una delle perle della Riviera dei Fiori. Oggi Ventimiglia offre al
visitatore una vasta gamma di servizi. Nel cuore della città moderna si
trovano eleganti palazzi dallo stile eclettico, forniti negozi, servizi per
il turismo, accoglienza alberghiera, locali per il divertimento. Sul
lungomare, abbellito da palme, parchi-giardino, spiagge e stabilimenti
balneari, il turista trova eleganti locali per l’intrattenimento e
ristoranti che offrono ricchi menù di pesce, cucina ligure e raffinata con
un’ottima scelta di vini pregiati. Nella centralissima Via Cavour, in Via della Repubblica ed in Piazza Martiri della Libertà, la clientela cosmopolita trova risposta ad ogni sua richiesta, anche la più inusuale e strana. Un esempio è il grandioso mercato ambulante del Venerdi, un appuntamento ormai di tradizione per la domanda, prevalentemente francese, che invade puntualmente e rumorosamente l’intera città, abbinando acquisti ed affari a piacevoli fine settimana e occasioni di visita. Un consiglio per gli appassionati del mare: cercate le insenature, le spiaggette tra gli scogli che cadono a picco nel magnifico Mar Ligure, una gita in barca per scoprire angoli solitari; la possibilità di raggiungere le più belle località della Costa Azzurra e della Riviera Ligure soggiornando in un centro che offre ciò che ognuno cerca. Chi ha visitato il centro storico medievale e vuole raggiungere il mare, può tranquillamente scendere lungo l’antica mulattiera romana adiacente al Forte dell’Annunziata. Questo tratto di sentiero è oggi battezzato “Via dell’amore”, per l’alto numero di coppiette che vi passeggia al tramonto o al chiaro di luna. Si raggiunge così la spiaggia delle “Calandre” con il suo caratteristico arenile di finissima sabbia dorata, circondato da distese di roccia a picco sul mare. |
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ventimiglia : Paesaggi sublimi |
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| VENTIMIGLIA - AIROLE - OLIVETTA SAN MICHELE L 'itinerario automobilistico attraverso la Val Roja, pur breve, consente un’improvvisa “fuga” dalla realtà di serre e colline, che caratterizzano l’ultimo tratto della piana intorno a Ventimiglia, per conquistare i paesaggi sublimi offerti dalla Val Roja italiana. Sospesi fantasticamente tra aspri dirupi e caverne scavate nelle pietra arenaria, si incontrano uno dopo l’altro affascinanti borghi antichi, adagiati nelle anse del fiume Roja. Uno spettacolo mozzafiato già reso immortale da Ugo Foscolo nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis. Descrizione: Imboccata la Ss 20 all’uscita del casello di Ventimiglia, ci inoltriamo subito nell’interno. Il primo tratto è ancora pianeggiante, e gli abitati di Bevera e Varase non presentano soluzione di continuità con Ventimiglia. Il paesaggio è tipicamente mediterraneo, con macchie di pini marittimi e di ginestre sulle colline, ulivi e vigne di Rossese nei tratti piani. Oltrepassato Trucco, l’ambiente muta improvvisamente e diventa montano e roccioso. Strapiombi scoscesi ed aspri, incisi da strette gole, incombono sul fiume e sulla strada carrozzabile. Domina il versante italiano il monte Grammondo, con il bianco della sua roccia, esaltato dal verde intenso dei pini d’Aleppo, dei lecci, dei ginepri e delle eriche. Dopo 13 km, al termine di un moderno viadotto, si incontra la svolta per Airole, un piccolo paese a 150 metri di quota, posto sulla romana Via Domitia, che qui ricalcava il tracciato di un’antica via del sale, che dalle saline nizzarde di Hyères conduceva verso Torino. L’importanza strategica del borgo è testimoniata dalla presenza di numerose torri di avvistamento. Noto già nel tardo Medioevo, Airole è una sorpresa continua di piccole strade, un inseguirsi di vicoli che concedono poco spazio al capriccio artistico ed architettonico di chiese e santuari. Fra le case in pietra a vista, un antico frantoio a “sangue” è stato trasformato nel Museo della civiltà dell’olivo (Info:0184.200027 c/o Comune di Airole). Riprendiamo la SS.20 e proseguiamo verso il Colle di Tenda. La strada sale rapidamente per circa 5 Km. Oltrepassata San Michele si svolta a sinistra seguendo il bivio per Olivetta: ancora pochi minuti di tornanti impegnativi e raggiungiamo l ’ u l t i m o paese italiano della Val Roja, Olivetta San Michele. Nato dall’unione dei due borghi San Michele e Olivetta, il Comune accorpa altre minuscole frazioni, sparse su un territorio a cavallo tra la Valle del Roja e quella del Bevera. Il borgo più antico è quello di Bossarè, posto a picco sul torrente. Cipressi e ulivi fanno da cornice alla suggestiva chiesa dell’Immacolata Concezione. La rocca Torre, costruita a guardia della strada che risale il torrente Bevera verso il paese francese di Sospel, si popola nel 1600. E solo un secolo dopo la comunità si sposta verso il “Pilon o Pirun”, dove la chiesa di Sant’Antonio da Padovana sostituito l’antico oratorio. Prima di tornare indietro fermiamoci ad ascoltare il dialetto: un curioso e affascinante “amalgama” fra una base ligure estremamente arcaica, un lessico occitanico altrettanto antico e qualche sovrapposizione piemontese. |
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ventimiglia : Il trenino della Val Roja |
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| La spettacolare linea ferroviaria che collega Ventimiglia a Limone offre al viaggiatore un paesaggio che si snoda in maniera suggestiva attraverso un susseguirsi di pascoli, pinete, gole e torrenti che fanno da cornice ad incatevoli paesini incastonati tra i monti. Questa suggestiva linea ferroviaria di montagna fu inaugurata nel 1928, semidistrutta durante la guerra e poi ripristinata quarant’anni dopo. La panoramicissima ferrovia è utilizzabile per escursioni particolari. È veramente suggestivo e coinvolgente ammirare i paesini dall’alto e gli scorci che queste valli offrono. Con il “Trenino delle Meraviglie” si puo’ raggiungere la località di Tenda e visitare il Musée des Merveilles, che illustra la storia della valle anche con fotografie e riproduzioni delle incisioni lasciate, nel corso del tempo, sulle rocce del monte Bego ubicato nella Valle delle Meraviglie, da cui l’omonimo nome del Trenino. Gli appassionati di mountain bike hanno inoltre la possibilità di caricare le loro bici direttamente sul treno. |
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ventimiglia : sagre e feste folcloristiche |
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| In Val Roja, prima di valicare il confine a Fanghetto, s’incontrano due località degne d’interesse: Airole e Olivetta San Michele. Numerose sono le sagre popolari e religiose che animano queste due comunità montane dell’entroterra ligure. Ad Airole l’interesse turistico è ravvivato dalla festa patronale del 1° maggio. La banda musicale del paese rallegra con le sue note questa sagra popolare che prevede la degustazione di specialità gastronomiche locali. Durante la settimana il giorno maggiormente movimentato è il mercoledì, per il mercatino del paese. Mentre è di rito, la domenica in Albis, la grande festa della Madonna delle Grazie. Anche il Venerdì Santo è di notevole importanza. Per tale ricorrenza religiosa viene preparata una processione notturna con l’illuminazione di strade e case. Infine ad agosto si svolge una curiosa manifestazione, detta la festa della “Vespa”, un raduno dei celebri scooter, che qui vengono restaurati in modo perfetto, ricostruendo addirittura le bacchette di trasmissione delle marce che erano utilizzate prima che fossero introdotti i cavetti. Olivetta San Michele è l’ultimo comune italiano della Val Roja. Olivetta si presenta come un piccolo villaggio di origine agricola, che accorpa altre minuscole frazioni sparse su un territorio a cavallo tra la Val del Roja e quella del Bevera. La festa patronale del 13 giugno è una delle manifestazioni più di rilievo di questo borgo. Per quest’occasione il Santo patrono di Olivetta viene portato in processione per tutto il paese. |
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ventimiglia : itinerario Europeo |
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| Percorso di collegamento tra l’Alta Via dei Monti Liguri e le Grand Randonnée francesi. Da Airole (130 m), una volta scavalcato il fiume Roja, se ne risale il versante idrografico destro fino ad Olivetta San Michele (292 m) da dove l’itinerario, prossimo al confine con la Francia, sale sulla dorsale compresa tra la Cima Longoira (1151 m) e il Monte Grammondo (1377 m). Al Passo di Treittore (1084 m) si stacca la via per la GR52 che sale da Mentone fino al Belgio. Alle pendici del M.Grammondo, in loc. Gerri, a 1000 di altitudine,si segnala il rif. “Patrick Gambino”, custodito, di proprietà del C.A.I. – sezione Ventimiglia, con 12 posti letto – Tel. 0184.357784. Convenzionato con l’Alta Via dei Monti Liguriprocessione notturna con l’illuminazione di strade e case. Infine ad agosto si svolge una curiosa manifestazione, detta la festa della “Vespa”, un raduno dei celebri scooter, che qui vengono restaurati in modo perfetto, ricostruendo addirittura le bacchette di trasmissione delle marce che erano utilizzate prima che fossero introdotti i cavetti. Olivetta San Michele è l’ultimo comune italiano della Val Roja. Olivetta si presenta come un piccolo villaggio di origine agricola, che accorpa altre minuscole frazioni sparse su un territorio a cavallo tra la Val del Roja e quella del Bevera. La festa patronale del 13 giugno è una delle manifestazioni più di rilievo di questo borgo. Per quest’occasione il Santo patrono di Olivetta viene portato in processione per tutto il paese. |
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ventimiglia : trucco |
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| La nostra azienda, Trucchi Efisio, opera
dagli anni trenta nel settore dell'edilizia. Nel corso degli anni abbiamo seguito l'evoluzione delle esigenze degli operatori specializzati e siamo da tempo un punto di riferimento per quanto riguarda: materiale per edificazione ristrutturazione risanamento conservativo di ogni tipo di immobile Particolare attenzione abbiamo sempre dato alla ampia scelta di materiali, offrendo una gamma che spazia dalla soluzione più economica a quella più innovativa e di firma prestigiosa. Oggi abbiamo deciso di affiancare al grande e frequentato magazzino di Via Roma, specializzato in materiale edile, un elegante e ampio ambiente espositivo situato sulla via principale, Corso Genova, al n° 74. Uno spazio di 1000 metri quadri offre ai visitatori l'opportunità di guardare da vicino un notevole campionario di piastrelle, marmi, sanitari, complementi d'arredo bagno, parquet. Una vera galleria dove chi cerca il classico ma anche il design innovativo, l'essenziale o lo stile più moderno potrà essere certamente soddisfatto. |
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ventimiglia : mercato |
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| Ultima città italiana, prima del confine
francese, Ventimiglia si presenta al turista nelle sue tre differenti anime,
distinte anche logisticamente: l'archeologica, la medievale, la moderna. La
Ventimiglia archeologica, di epoca romana, (alla periferia orientale della
città moderna) è un museo a cielo aperto con il suo teatro pressoché integro
fino al primo ordine di gradinate, la porta di Provenza, le insulae e le
domus, le terme e i mosaici di pavimentazione. Appartiene ad un'era felice e
fortunata per la città, quella del municipium cum suffragio, capoluogo di un
più ampio distretto, cui appartenevano alcuni paesi soggetti (ville). Alta, sulla rocca, invece, la Ventimiglia medievale domina la riva destra del fiume Roia. La si distingue da lontano con il suo possente recinto di mura, la sua cattedrale dell'Assunta, il battistero a pianta ottagonale ed il convento delle Canonichesse lateranensi sulla cui facciata s'inserisce una scenografica scalinata a doppia rampa,che dà accesso alla chiesa barocca di Sant'Antonio Abate. L'impianto urbanistico è tipico dei borghi liguri: strette mattonate, ripidi vicoli, passaggi coperti, case ed archivolti in pietra. Sulla strada principale (l'attuale via Garibaldi) si affacciano i palazzi delle aristocratiche famiglie del luogo (i Galleani, gli Orengo...) dagli imponenti atrii-scala in marmo, dalle massicce porte, soffitti a volta, stemmi nobiliari e bassorilievi e, all'interno, corti e giardini pensili. Sull'antico percorso di Provenza, la porta Canarda (XIII secolo) è l'ultima fortificazione esterna sul limite occidentale della città. Si fregia di un bassorilievo in marmo con le armi del Banco di San Giorgio, che ne ricorda il governo su Ventimiglia. Seguendo i camminamenti delle mura cinquecentesche fin dove termina l'abitato, in posizione quindi isolata, la chiesa di San Michele, dai colori caldi della pietra di costruzione. L'abside centrale, i suoi archi tondi e le strette finestre mantengono la primitiva impronta. Al centro della chiesa una scalinata conduce alla sottostante cripta, dalla volta sorretta da colonne (una di queste fu pietra miliare romana, altre, due pilastri in granito, appartennero, si dice, ai ruderi di un preesistente tempio dedicato a Castore e Polluce). La Ventimiglia moderna, poi, si muove su tre direttrici; il ponte sul fiume Roia ne determina le direzioni: il centro città e il lungomare, la Francia ed il Piemonte (la vecchia porta Piemonte, XVI secolo, con i suoi antichi battenti in legno e ferro chiodato segna l'avvio della strada per il Colle di Tenda, valico fra Liguria e Piemonte). Nel centro città, eleganti palazzi dallo stile eclettico, forniti negozi, servizi per il turismo, accoglienza alberghiera, locali per il divertimento; sul lungomare, abbellito da palme, parchi-giardino, spiagge e stabilimenti balneari, locali per l'intrattenimento, ristoranti e trattorie. Nella centralissima via Cavour (la strada principale), in via della Repubblica ed in piazza Martiri della Libertà, opera l'intero assetto commerciale di Ventimiglia, ove una clientela cosmopolita trova risposta ad ogni sua richiesta anche la più inusuale e strana. Ne è riprova il grandioso mercato ambulante del venerdì, un appuntamento ormai di tradizione per la domanda, prevalentemente francese, che invade puntualmente e rumorosamente l'intera città, abbinando acquisti ed affari a piacevoli fine settimana e occasioni di visita. A tal proposito, la chiesa di Sant'Agostino, con il suo chiostro conventuale di rara bellezza, nel cuore della città, è un momento favorevole per avvicinarsi alla pittura del Cinque-Seicento; il forte dell'Annunziata, a Ventimiglia Alta, può essere un'altra ottima meta per apprezzare, nel museo archeologico Girolamo Rossi, i reperti mobili dell'antica Albintimilium. Appartengono infine al calendario delle occasioni da non perdere e degli appuntamenti per ritrovarsi annualmente a Ventimiglia, la Battaglia dei Fiori (luglio) e l'Agosto Medievale (cimento-tenzone fra i Sestrieri della città). |
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ventimiglia :città di confine |
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| Ventimiglia (Albium Intemelium) fu,
unitamente ad Albenga (Albium Ingaunum), una delle più importanti sedi
primitive dei Liguri: «città degli Intemelii», come dice il suo stesso nome.
Sorta in epoca remota e sviluppatasi come centro marittimo ed agricolo nei
secoli anteriori a Roma, fu dapprima un baluardo dell’indipendenza ligure di
fronte ai Greci di Marsiglia, che avevano colonizzato la costa provenzale
sino a Monaco; in stretta unione con gli Ingauni di Albenga si alleò forse
con Cartagine durante la seconda guerra punica, poi, dopo un periodo di
ostilità con Roma, entrò nel 180 avanti Cristo nell’orbita romana ed accettò
a poco a poco leggi e costumi più civili. A lato dell’oppidum dei Liguri
Intemelii, che occupava le ultime propaggini della ripida collina sulla
destra del Nervia, si insediò probabilmente un castrum con un presidio
romano, che fu il primo nucleo e il punto di partenza della città romana. In epoca imprecisata, probabilmente nell’89 a.C. i Liguri Intemelii conseguirono il diritto latino e costituirono un municipium, che fu uno dei cardini della romanizzazione dell’antica Liguria. Il suo territorio si estese allora a tutto il naturale entroterra di Ventimiglia, il bacino del Roia, aggregando alla civitas degli Intemelii i Liguri Montani, nelle zone di Saorgio, di Sospello e di Briga, sottomessi successivamente, e giungendo lungo la costa sino ai confini di Monaco e di Sanremo. Nell’anno 49 a. C. tale ordinamento acquistò carattere definitivo, con la concessione della cittadinanza romana per opera di Giulio Cesare: Albium Intemelium (il nome si contrasse in Albintimiium a partire dall’età di Augusto) fu nell’organizzazione augustea l’ultima città considerata amministrativamente italica ("città assai grande" la definisce Strabone), mentre poco a ponente, alla Turbia, aveva inizio la provincia delle Alpi Marittime e, oltre il Varo, la Gallia. Nell’anno 49 a. C. si hanno, da una lettera a Cicerone, le prime notizie dirette sulla situazione interna della città, quando il partito pompeiano vi provocò disordini, facendo assassinare un concittadino, il nobile Domizio, che aveva ospitato Giulio Cesare: gli Intemelii insorsero (risale a questo episodio il motto della Città: Civitas ad arma iit) e M. Celio Rufo, luogotenente di Cesare, fu costretto ad accorrere con truppe dal/a Provenza in soccorso del presidio minacciato. La città doveva essere a quest’epoca completamente romanizzata, grazie soprattutto alla sua posizione di nodo stradale sulla via Aurelia (denominata nel 13 a. C. Julia Augusta), di cui si conservano molte pietre miliari tra Ventimiglia e Nizza, e che diventò la principale arteria di comunicazione terrestre con l’Occidente. Essa aveva come supremi magistrati i duoviri (pari ai consoli di Roma), il suo senato municipale di decuriones e tutte le altre cariche civili e religiose proprie di ogni città romana: edili, prefetti, questori, flamini, collegi corporativi. I cittadini di Albintimilium, iscritta alla tribù Falerna, militavano sotto l’Impero nelle legioni e nelle coorti pretorie, e i migliori percorrevano le carriere pubbliche conseguendovi alti gradi: il più insigne di cui si abbia finora memoria è M. Emilio Basso (di cui si conservano il cippo funerario e il sigillo), che al tempo di Adriano ebbe molti incarichi di primo piano nella carriera procuratoria e fu tra l’altro — particolare curioso — un successore di Ponzio Pilato nel governo della Giudea. Fu pure oriundo di Ventimiglia Gneo Giulio Agricola, il conquistatore della Britannia, la cui madre, Juiia Procilla, fu trucidata nei suoi poderi suburbani durante il saccheggio che la città subì nel 69 d. C., da parte dell’armata navale di Otone, reduce da uno scontro con l’esercito del rivale Vitelio sulla costa nizzarda. Tacito, genero di Agricola, ci ha conservato il ricordo dei funerali della sventurata donna, svoltisi ad Albintimilium negli stessi giorni in cui giungeva la notizia della proclamazione di Vespasiano a imperatore; e ci dà in questa occasione un quadro della floridezza della città (pieni agri, apertae domus è la frase incisiva usata dallo storico), che doveva far contrasto alla povertà e al carattere primitivo delle valli interne, sino al Colle di Tenda, ove mancano quasi totalmente le vestigia di un’intensa vita romana. Solo nella Val Nervia, vicina alla città, sembra si fosse sviluppata una vita rurale più intensa; lungo la costa da Bordighera a Mentone, privilegiata dal clima, dovevano essere frequenti le ville suburbane. Dopo l’infortunio del 69 d. C. Albintimilium si risollevò, probabilmente col patrocinio di Agricola e col favore di Vespasiano, e prosperò per più secoli nella pace generale dell’Impero, fino al IV e al principio del V secolo. In questa epoca (non conosciamo esattamente l’anno ne la circostanza) la vita della città subì un brusco arresto, conseguente ad una o più azioni distruttrici, dovute alle invasioni barbariche o alle agitate vicissitudini dei tempi. La città decadde rapidamente anche dal punto di vista civile ed economico, mentre la popolazione cercava rifugi più sicuri nelle valli e sulle alture circostanti. La tradizione cittadina tuttavia non si estinse, e Ventimiglia, mutando il suo nome in Vintimilium, accolse una delle prime sedi vescovili della Liguria, che conservò la giurisdizione territoriale del municipium romano. Nel VI secolo fu un castrum, caposaldo della difesa del limes bizantino contro i Longobardi, e potè resistere fino al 641, anno della conquista di Rotari, e forse ancora per qualche decennio dopo, nella Provincia Maritima Italorum quae dicitur Lunensis et Vigintimiliensis, ultimo baluardo della difesa bizantina. In questo periodo avvennero il definitivo abbandono della città distrutta nella piana di Nervia e il trasferimento della sede principale e giurisdizionale sul colle meglio fortificato di Ventimiglia alta, a ponente del Roia. L ‘organizzazione giuridica e territoriale dell’antico municipio si perpetuarono, oltre che nella Diocesi tuttora sussistente, nel Comitato di età carolingia, dal quale scaturirono la schiatta illustre dei Conti di Ventimiglia e il libero Comune medioevale. Quest’ultimo nei secoli XII-XIII difese fino all’estremo sangue la sua indipendenza contro Genova, soccombendo definitivamente nel 1261, quando, col trattato di Aix, ebbe luogo la spartizione del territorio internelio fra la repubblica di Genova e la Provenza, punto di partenza dell’attuale frontiera italo-francese. Da quella data ha inizio il nuovo ciclo della storia di Ventimiglia come città di confine. |
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ventimiglia : di tutto un pò |
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| Il borgo, arroccato su un “castelliere” con
a nord una colla che lo protegge dai freddi venti invernali, dominava le due
rive opposte del fiume, e conseguentemente, le due strade una volta
esistenti, di cui quella sulla riva destra attualmente del tutto
abbandonata, che univano Ventimiglia con il Piemonte, via Colle di Tenda, da
Airole si dominava anche verso oriente, la via di comunicazione con
Rocchetta Nervina e la media valle del Nervia, attraverso il valico del
Passo del Cane ed il Monte Abellio. Fanno corona e gravitano intorno ad
Airole: San Michele, Olivetta, Colla Bassa, Fanghetto e fino alla seconda
guerra mondiale, Piena e Libri (ora in territorio francese). Controversa è l’origine del nome Airole, tre sono le storie più attendibili: 1. Trae origine, data la posizione del borgo, da “luogo arioso o arieggiato”; 2. Dalla presenza, nel primo Medioevo, di numerosi trampolieri Aironi che vivevano sul fiume Roja; 3. Forse la più suggestiva, in quanto il Colle era luogo di dimora di un antico stregone, guaritore ed erborista, di nome Airone. Risale all’anno 954 il più antico documento nel quale appare il nome di Airole, in quell’anno il conte Guido di Ventimiglia nel suo testamento fra gli altri accenna a Curlo Tanganigra “Dominus Sepelegi et Eyrole”; costruita dai Ventimigliesi, forse ove esisteva un antico “castrum” romano; sull’esistenza di un nucleo abitato non si hanno notizie certe, ma fra gli abitanti di Ventimiglia che nel 1218 giurano obbedienza a Genova è indicato “Ugo di Airoeis”. Come anche in uno degli atti notarili rogati dal Notaio di Amandolesio nel periodo 1258-1264 troviamo certa “Biatrisia de Ayroles”. Fu anche insediamento monastico Benedettino Lerinense che possedeva il paese, poi passato come “donazione con conservazione di possessi” ai monaci della Certosa di Pesio nel XIII secolo (25 gennaio 1273), oltre lo spartiacque alpino, nel basso Piemonte dal Patrizio ventimigliese Fulco Curlo. Fulco Curlo, ghibellino come Oberto, aveva visto Ventimiglia cadere in mano guelfa sotto protettorato angioino, e dal momento che era un vinto, gestendo bene l’antico suo feudo di Airole, ben sapeva che avrebbe potuto inserirsi in ogni istante nella contrapposizione fra Carlo e l’ambizioso Doria: concedette così Airole agli operosi Certosini della pedemontana Chiusa Pesio, sì da porre al sicuro tal luogo ed il suo casato da intrusioni guelfe. Egli tenne tuttavia un piccolo presidio armato con lo scopo ufficiale, approvato dal Parlamento intemelio, di proteggere per gli indifesi Certosini la trasversale di collegamento. I Curlo divenendo “gestori” dell’importante sezione terminale della “via del Nervia” sarebbero stati in grado di porre sempre sulla bilancia degli equilibri politici la loro posizione ed i vari diritti, anche nei riguardi della città. Nei secoli XIV e XV, venuto meno il disegno dei Curlo, Airole era luogo del tutto soggetto alla giurisdizione dei Certosini di Chiusa Pesio. Ben presto si innestarono sui traffici della “via del sale”: in particolare dal XIV secolo quando Amedeo VII, oltre a Nizza e le sue terre, era riuscito ad inglobare le comunità di Breglio, Saorgio, Sospello, Rocchetta e Pigna. La casa certosina di Airole era quindi legata al Piemonte ed alla casa madre della Certosa di Pesio lungo un cuneo territoriale sabaudo: sul tragitto che portava all’oltregiogo (Airole-Monte Abellio-Rocchetta-Marcora-Saorgio-Tenda) i monaci presero ad innestarsi con vantaggi vari sul flusso mercantile che ruotava sempre sul “percorso del sale”, trasformando il già abbandonato possesso dei Curlo in una florida villa rurale. L’acquisto di Airole, preceduto da interventi diplomatici, assunse per Ventimiglia, e naturalmente per Genova, la valenza di un irrinunciabile intervento strategico onde sottrarre ai Piemontesi un caposaldo prossimo alla costa, da cui questi alimentavano traffici ormai evidentemente dannosi all’economia ligure. Assodato che i Savoia avevan messo piede in val Nervia e premevano su quella del Roja dalla base di Sospello il Senato approvò subito l’idea parlamentare intemelia di riacquisire Airole pur versando 150 fiorini d’oro ai Certosini: era sua intenzione fare della villa un avamposto demico repubblicano in bassa valle onde proteggere la base portuale di Ventimiglia. |
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ventimiglia : le frazioni dimenticate |
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| Quindi, il 17-XII-1435, nella Loggia
comunale, alla presenza dei Sindaci di Ventimiglia e di Manuele Lascaris dei
Conti di Ventimiglia procuratore e priore conventuale dei monaci della
Certosa, con un documento di vendita, Airole fu nuovamente in possesso di
Ventimiglia. Nel 1498 la vasta zona di Airole, ideata avanguardia genovese contro il Piemonte, era tuttavia ancora storicamente priva di autentica vita di relazione a comprova che gli insediamenti in val Roja furon sempre macchinosi contrariamente a quanto accadde in val Nervia. La ritardata evoluzione “coloniale” di Airole, di cui Ventimiglia era detta “Signora”, dipese comunque da sopraggiunti contenziosi coi Certosini di Pesio: infatti il 17-XII-1436 Samuele Priore della Certosa di Pesio non solo protestava contro l’insolvenza dei reggitori intemeli ma, a titolo di risarcimento dei danni procurati, chiedeva la “conservazione” in Airole di un fondo i cui proventi spettassero alla Certosa. Soltanto dopo la fine della lite (1490 circa) il Comune intemelio, saldati i debiti ed entrato in possesso di Airole mentre già si era evoluta la strada del Roja, poté incaricare 4 suoi cittadini-magistrati di suddividere l’agro di Airole in 14 zone da assegnare ad altrettanti capifamiglia “probi e fidi” che, in conformità dell’atto, in rapporto al beneficio assunsero l’onere di costruirvi in breve tempo un’abitazione, risiedere sul lotto di proprietà e lavorarlo, versando al Comune annualmente un soldo per diritto di “cottumo” (il paese segue così tutte le vicissitudini di Ventimiglia e della lotta di questa contro i Genovesi, e con questi contro i Savoia, sino al 1793, anno in cui, a seguito della Rivoluzione Francese e della Repubblica Cispadana, si costituisce Comune Autonomo di Airole). Dal paese, nei pressi del cimitero, diparte un sentiero che costeggiando in quota la sponda orografica sinistra della valle la risale verso il Colle di Tenda. Si cammina lungo questo comodo sentiero (antica via dell’olio e del sale) immersi nella natura, passando accanto ad antiche coltivazioni d’ulivo con le loro non meno antiche case rurali talvolta fatiscenti. Si giunge all’abitato di Fanghetto (proprio sul confine), il sentiero però prosegue in territorio francese fino a Breil, passando attraverso il paese di Libri. Breil è un’antica enclave francese nel territorio della Serenissima Repubblica di Genova, dove infatti troviamo una postazione di frontiera ancora ben conservata e posta proprio alla fine del sentiero, che dava accesso al paese e che ancor oggi è chiamata Porta dei Genovesi (notare che nell’800 per i francesi e i sabaudi tutti i liguri erano genovesi). Di qui transitavano le derrate di sale e olio che a dorso di mulo erano trasportate verso il Piemonte e ancora più a nord. Nel territorio di Airole esistono tre edifici che vengono genericamente indicati col nome di “torre”. questi sono la Torre d’Olivè posta nel territorio della Para, la Torre del Vio posta nel territorio omonimo, e quella detta Torre delle Gerbae posta sull’omonima collina. La loro disposizione ad oriente del corso del fiume Roja induce a ritenere che in antico fossero utilizzate quali torri di avvistamento e segnalazione. Di nessuna di esse si ha cognizione del periodo di costruzione, ma quasi certamente non sono anteriori al 1500. Al di sotto e attorno a tutte tre vi sono ricoveri per il bestiame che suggeriscono siano state utilizzate principalmente nei mesi invernali quando venivano date in affitto ai pastori che dai luoghi di Briga e Tenda portavano il loro bestiame a svernare. Torre del Vio: posta sulla strada che da Airole porta a Fanghetto ha intorno dei ricoveri per i bestiami alquanto capienti, e dovrebbe essere stata costruita nei primi decenni del 1600 in contemporanea con la costruzione della detta strada. L’edificio è posto su due piani in una stanza per piano, al piano terra vi è anche un pozzo per la raccolta dell’acqua piovana. Ne ritroviamo notizia nel 1653 quando col nome di “Chà” è inserita nella donazione fatta da Lorenzo Biancheri fu Batta per la costruzione dell’Oratorio della Compagnia dei Disciplinati. Torre delle Gerbae: che attualmente è in completa rovina, era anche su due piani come ancora si intravede, ma non vi è traccia di pozzo annesso, mentre l’acqua si accumula in una pozza posta a pochi metri dall’edificio. Torre d’Olivè: diversa è la situazione di questa torre che ancor oggi è in uno stato di conservazione abbastanza buono. Alcune particolarità inducono a ritenere che questa sia stata effettivamente costruita per un uso militare. Innanzi tutto le dimensioni, i lati di uguale lunghezza, tre piani dei quali quello superiore, accessibile soltanto con scala portatile in legno, addetto a “colombaia” come testimonia il tipo di costruzione. Il secondo piano quello abitabile con al centro del pavimento un foro che chiaramente risulta essere stato lasciato in occasione della costruzione della volta portante, e infine nel piano terra due pozzi comunicanti per la raccolta dell’acqua che passando da uno all’altro veniva così filtrata. Dal foro del primo piano si poteva attingere acqua direttamente da uno dei pozzi evitando così di esporsi all’aperto. L’acqua piovana raccolta sulla volta superiore perveniva ai pozzi tramite tubazione incassata nel muro. Torre d’Airole: è la quarta torre incorporata nel paese e della quale più non vi è il ricordo. La consultazione dei documenti d’archivio ne ha indicato sia l’esistenza che la localizzazione, anzi essa è tuttora esistente seppure inglobata in altre costruzioni. Questa torre si trova nel quartiere detto della Riva nel luogo oggi conosciuto come Affondin. Esisteva già negli ultimi decenni del 1500 ed era chiamata “Torre d’Airole” o “Casa della Torre” poiché era allora al di fuori del nucleo originario del Castello. Viene citata in documenti del 1615 quando in occasione della venuta in paese della famiglia Guglielmi da Vallebona ne fu a questa donata una stanza dallo zio Amedeo Biancheri. danneggiata dal terremoto del 1644 venne successivamente ad essere circondata da altre case e formò così un quartiere che ancora nei primi decenni del 1800 esisteva. Si trovano molti atti notarili rogati “nel quartiere della Torre”. La forma di questa torre si può ancor oggi riconoscere in mezzo alle atre case. |
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ventimiglia : francia montecarlo |
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| I "Galli del Villaggio" propongono il
soggetto totale a personaggi;con il loro "Pagliacci" il carro non ha più
parti secondarie, e questo fa scuola. Gli "Schenui" arrivano ad esasperare la tecnica fino a creare il soggetto totale non allegorico, ma di fattezze comuni, umane od animali. La "A Mar Parà" invece avvia la elaborazione al simbolismo del particolare e della struttura. Ed anche questo fa scuola. Nelle innovazioni tecniche dei materiali sono invece "Cheli du Murin" che scartano il gesso delle strutture per i semprevivi, nei particolari delicati, adottando il leggero polistirolo espanso ed aprendo la via alla sostituzione del muschio e dei materassini, nonchè all'avvento della scultura ad intaglio nella realizzazione dei personaggi, eliminando la modellatura plastica dei materiali. La dottrina delle compagnie-guida menzionate, perfino le piccole trovate ed innovazioni, anche insignificanti, dettate da ogni carrista ventimigliese, danno alle opere carristiche degli ultimi anni la vera, irripetibile originalità della battaglia, rendendola nostra. L'odierna equipe carristica decide e programma in coralità il progetto e così pure lavora alla realizzazione. Tre mesi prima della Battaglia, allestito il cantiere, uno o più artisti intagliatori modellano i personaggi in espanso, uno o più fabbri saldatori adattano la struttura in ferro al polisterolo e cominciano a dare le linee al progetto portante. Nel contempo vengono incollati i semprevivi ai particolari minuti e predisposte tutte quelle opere che non hanno il fiore come protagonista. Tre giorni avanti la festa, il cantiere cambia aspetto. Le bianche figure in polisterolo, modellate molto più magre del dovuto, così da poter sostenere i fiori senza uscire dai limiti delle linee progettate, ricevono l'infioritura a mosaico. La maggior parte dei componeneti il gruppo, di anno in anno, tramandano e migliorano la difficile tecnica dell'infioramento a tappeto raso con spillo. É un lavoro di pazienza da espletare nelle ultime frenetiche e confuse ore della vigilia, quando il "baraccone" si anima di parenti ed amici venuti da tutto il quartiere per dedicarsi giorni e notti all'infiorimento, sia decapitando corolle di garofani e fiordalisi sia dando gli ultimi ritocchi ai variopinti semprevivi. Regolarmente, anche se nelle ultime ore di vigilia indegne ansie percorrono gli artefici, il carro è pronto nel pomeriggio della seconda domenica di giugno ed esce trionfante dal cantiere per sbalordire il numeroso pubblico ed impressionare una giuria che quasi mai riesce ad accontentare tutti. É contenta, o almeno dovrebbe esserlo Ventimiglia che ha ricevuto in regalo dalle molte generazioni dei suoi carristi "La festa più bella del mondo". |
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ventimiglia : confine di stato |
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| A metà degli anni Trenta prende vita una
tecnica particolare, suggerita dalla rivalità degli ormai affermati Gruppi
Carristici dell'epoca. Il leggendario "U Ruveu" riesce ad ottenere i
maggiori consensi della giuria, a parità di bellezza dei soggetti, per
l'impareggiabile freschezza dei suoi fiori. Si scopre che questo gruppo è favorito dalla vicinanza dedl loro cantiere ai frigoriferi della Fabbrica della Ditta Lupi, fornitrice di ghiaccio in barre agli spedizionieri di fiori, che a loro volta lo spezzettano nei cesti per mantener fresco il prodotto durante i lunghi viaggi. I nostri carristi possono così preparare con giorni d'anticipo pannelli infiorati che, tenuti nei succitati frigo vengono montati solo poco prima della sfilata. Gli antagonisti della Cumpagnia d'i Ventemigliusi mettono allora a punto la tecnica del doppio strato di rete metallica fine imbottito di muschio, detto in seguito "materassino", che imbevuto d'acqua trasmette alla corolla recisa appoggiatavi, una freschezza pari allo stratagemma del frigo. Ci si è trovati così ad aver acquisito una tecnica che abbinata all'uso dello spillone per sostenere la corolla, principalmente dei garofani, dava infinite possibilità di impiego nelle soluzioni architettoniche più ardite. É la Cumpagnia che, nel 1935 con il carro "Farfalla", sbalordisce tutti, dando inizio ad un'epoca ed all'originalità locale. Questa Innovazione entra però molto lentamente nella norma e non vieta, alla ripresa della "Battaglia" dopo l'ultima guerra, di vedere ancora una "Torre di Pisa" in legno con le margherite inchiodate che, arse dalla forte calura, si rattrappiscono, provocando un increscioso risultato. Ma la ripresa del dopoguerra segna anche il periodo con il maggior numero di innovazioni e l'avvento della caratterizzazione finale. É il famoso "Fiferetu" che non avendo più da contenere i numerosissimi equipaggi dei carri d'anteguerra, elimina le balconate di sponda del carro, valorizzando particolarmente il soggetto floreale: tre o quattro belle ragazze ne sono l'unico elemento vivente di contorno. Nel 1958 la stessa compagnia passa dalla struttura portante in legno all'armatura in ferro arrivando così a creare soggetti arditi e fantasiosi, aprendo la strada alla Battaglia moderna, ed all'uso dei semprevivi nelle parti dalle fattezze delicate. |
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ventimiglia : menton città di limoni |
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| FESTA DEI LIMONI A MENTONE La Festa del limone è un classico appuntamento invernale della Costa Azzurra Colori e calore di questo paese tropicale hanno ispirato le gigantesche (fino a 10 metri di altezza!) sculture - esclusivamente realizzate con agrumi di ogni tipo e genere, dall'arancio al cedro al limone- posate su splendidi parterre di fiori. Le opere realizzate sono esposte nei giardini Bioves, e parte di esse sono montate su carri decorati che percorreranno il lungomare nel corso di queste due pazze settimane Come ogni anno, il Festivale Internazionale delle Orchidee e il Salone dell’Artigianato del paese mentonese faranno da cornice alla manifestazione nel Palais de l’Europe. |
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ventimiglia : il porto e bordighera |
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| Ventimiglia è una città antica, ricca di
cultura ed aperta al confronto. Non potrebbe essere altrimenti data la sua
posizione di confine e la sua storia commerciale. Spiccano, in città, il teatro romano ed il borgo medioevale con le sue mura, gli archivolti in pietra e la Cattedrale dell'Assunta, eretta nei secoli Xl-Xll sulle rovine della Cattedrale di età Carolingia. La tradizione vuole che sia stata costruita sulle rovine di un tempio pagano, tale tradizione si basa sull'iscrizione dedicata a Giunone Regina che si conserva tutt’oggi all'interno dell'edificio. Altro motivo di richiamo sono i Giardini Hanbury: nel 1867 il giovane Thomas Hanbury fu colpito dal promontorio verdeggianate che ripidamente declina in mare a La Mortola. Decise di acquistarlo e progettò di farne un giardino di acclimatazione introducendovi piante esotiche provenienti dalle regioni più diverse. Sono previste una zona coltivata ed una lasciata a vegetazione naturale di tipo mediterraneo. La Seconda Guerra Mondiale arrecò gravi danni al Giardino e non fu più possibile restituire al giardino lo splendore iniziale. Nel 1960 Lady Dorothy Hanbury, moglie di Thomas, decise di vendere il terreno allo Stato Italiano: oggi sono in corso lavori di ripristino dell'antico fascino del Giardino. Ed infine le grotte dei Balzi Rossi: distribuite in un breve tratto tra Mentone e Ventimiglia, si presentano sotto forma di fenditure verticali della roccia, poco lontano dal mare. I primi lavori di scavo furono portati a compimento intorno al 1846 per volontà del Principe di Monaco Fiorestano I. Nel 1892 fu Alberto I di Monaco sovvenzionare i lavori di scavo e grazie a questi fu possibile evidenziare la stratigrafia delle grotte, le caratteristiche dei giacimenti e la loro cronologia. Sono quattro le grotte individuate: la grotta dei Fanciulli, la grotta del Principe, la grotta del Conte Costantini e la Barma Grande. |
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ventimiglia : san remo e dintorni |
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| La manifestazione nasce nel 1904 e porta il
nome di Festa della Dea Fiora. Nel dopoguerra viene chiamata Italia in fiore
e consacra la città di Sanremo "la città dei fiori" per eccellenza. Motocavalcata la via del sale: Diano Marina Motoclub Diano Marina si occupa di organizzare la più grande manifestazione fuoristadistica del ponente Ligure, la cavalcata della la via del sale. La concentrazione avverrà il 22-23 luglio proprio nella piazza di Diano Marina dove ha inizio il nostro giro. Agriturismo Collemare partecipa all'evento in maniera attiva e propone speciali piatti tipici dell'entroterra ligure. Per gite fuoriporta o enduro estremo, contatta Angelo al 0184/514252 Carnet dell'ospite Le strutture ricettive della Riviera dei Fiori offrono gratuitamente ai propri ospiti diverse divagazioni. Tra le numerose offerte, il Carnet dell’ospite prevede escursioni gratuite nelle valli dell’entroterra e sconti su eventi e visite guidate. Consulta le offerte gratuite Pieve di Teco - Teatro Salvini Torna in vita il più piccolo teatro del mondo Abbandonato e semi distrutto da più di cinquant’anni, torna a nuova vitail più piccolo teatro del mondo (primato condiviso con il Teatro Catalani a Vetriano di Pescaglia in provincia di Lucca): si tratta del Teatro Salvini di Pieve di Teco (IM) che vedrà una doppia inaugurazione,il 17 e 18 settembre prossimo e che il 23 e 24 settembre vedrà il primo di una serie di spettacoli che ne costituiranno la stagione a partire dal 2005. (cfr. il programma dettagliato delle serate) . Trekking: fiori e profumi Fiori e Profumi: Ovvero quando l’ambiente mediterraneo si fonde direttamente in quello alpino. Ecco, il senso di questa traversata sta nell’amalgama: di ambienti, naturali e antropici, di colori, di profumi, di panorami, montani e marini. Si cammina costantemente sul filo del passaggio tra due realtà, quella mediterranea e quella a L'estrema Riviera di Ponente Un itinerario da Arma di Taggia a Ventimiglia passando per Taggia, Sanremo e Bordighera. Qui la natura ha molteplici aspetti e il clima è sempre primaverile. Tra ville, fiori, profumi, ulivi e borghi. L'ultimo lembo d'Italia ad Ovest si trova in una cornice naturalistica dai molteplici aspetti: spiagge, giardini, macchia mediterranea, coltivazioni di fiori, colline, monti, borghi marinari e medievali. Qui sul confine tra Italia e Francia il comune denominatore di questo paesaggio variegato è il clima sempre primaverile. L'itinerario parte da Arma di Taggia e finisce a Ventimiglia passando per Taggia, Sanremo, Bordighera e Ventimiglia. Fonte: http://www.nordovest.it/speciali/estremarivieraitinerario/ Gite in mare per avvistare i cetacei Sanremo Navigazione in partenza da Sanremo organizza escursioni nell'ormai famoso "Santuario delle Balene" con un Biologo marino a bordo. Periodo: da Giugno a Settembre.Partenze: ore 13.00 Durata dell'escursione: 5h 30 La Bluwest di Imperia riprende il servizio di escursioni in mare nel Santuario dei cetacei, un'attrazione di grande fascino per chi ama l'ambiente marino e sempre più richiesta. È possibile effettuare il whale watching a bordo della motonave Corsara. Il servizio continuerà tutti i sabati e domenica, ma anche nei giorni festivi, fino a giugno, quando le escursioni verranno effettuate tutti i giorni. Bluwest Imperia - tel. 0183-769364 - www.whalewatch.it Museo archeologico a Diano Marina Apertura serale nei mesi di luglio e agosto per il Museo civico archeologico di Diano Marina. Il museo, al secondo piano del Palazzo del Parco in corso Garibaldi, sarà aperto infatti anche dalle 18 alle 22, quattro giorni alla settimana (da martedì a venerdì), con visite guidate in programma il martedì e il giovedì. Informazioni tel. 0183-49.76.21 Fonte: La Stampa |
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ventimiglia : città delle palme |
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| È una cittadina, bagnata dal mar Ligure,
situata sul capo Sant'Ampelio a dieci chilometri dal confine con la Francia,
ai piedi delle Alpi Marittime. Dista dal capoluogo circa 36 km. Suggestiva
la frazione di Sasso arroccata sulla collina bordigotta. Le montagne a picco sul mare provocano in presenza di venti settentrionali (fenomeno che si verifica durante l'inverno) un effetto favonico che rende la stagione fredda molto mite e, durante l'estate, fresche e vivaci brezze marine. Alla città è stata conferita nel 2006 la Bandiera Blu per la qualità delle sue spiagge. Il porto di Bordighera è l'ultimo porto per barche turistiche prima del confine con la Francia. [modifica] Storia Il borgo nacque intorno al V secolo a.C. grazie alla presenza dei Liguri, i quali si dedicarono all'agricoltura e alla pastorizia abitando in villaggi fortificati costruiti sulla sommità delle alture, in posizione strategica. Testimoni del fatto storico sono i due villaggi, che gli archeologi hanno denominato castellari, nel territorio di Bordighera. Il primo è nella zona di Montenero, mentre l'altro a Sapergo di fronte alla frazione Sasso, presso l'attuale casello dell'autostrada. Quello di Sapergo, scoperto nel 1970, ha restituito tracce di muri a secco dell'epoca preromana, accanto ad altre murature di epoca romana e medievale. In epoca romana venne aperta la Via Julia Augusta, nel 13 a.C., per collegare la Liguria alla Gallia, lungo il percorso dell'attuale Via Aurelia. Proprio di quest'epoca è il ritrovamento, nel 1955, di una tomba di epoca imperiale testimone di un probabile insediamento agricolo dell'Impero Romano nella zona. Nel 411 un religioso di nome Ampelio approda su queste coste proveniente dall'Egitto portando in dono, secondo la leggenda, noccioli di dattero. Forse grazie a costui Bordighera diventerà la Regina delle palme, dando al comune un'immagine esotica che sorprenderà tanti viaggiatori. Nel 1296 in una bolla di papa Bonifacio VIII si cita il nome Burdigheta(da cui Bordighera) derivante forse dalla parola francese bordigue, traducibile in italiano in pescaia, ovvero una laguna artificiale chiusa da paratie di canne, utilizzata all'epoca dai pescatori che probabilmente già abitavano la collina sopra Capo Sant'Ampelio. Sempre dalla bolla si apprende che Burdigheta è una piccola città alle dipendenze di Ventimiglia. Il 2 settembre 1470 alcune famiglie di Castrum Sancti Nicolai, oggi Borghetto San Nicolò (frazione odierna di Bordighera) si riuniscono nella chiesa parrocchiale e decidono di riedificare la città precedentemente abbandonata. Questa assemblea segna l'atto di fondazione di Bordighera in stile moderno: un borgo fortificato, alto sopra il colle che guarda il mare. Nel 1543 i Turchi assediano la città di Nizza, spingendosi poi verso la Riviera Ligure, assediando prima Bordighera poi Seborga e Coldirodi catturando uomini, donne e bambini. Nel 1797 Napoleone Bonaparte scende in Liguria, annettendola all'impero francese e costituendo la Repubblica Ligure. Bordighera entrò a far parte della Giurisdizione delle Palme, compresa tra Taggia e Ventimiglia con capoluogo Sanremo. Nel 1815 il Congresso di Vienna assegna la Liguria al Regno di Sardegna e la stessa Bordighera passa alla Divisione di Nizza, nella provincia di Sanremo. Passerà poi al Regno d'Italia nel 1861 sotto la Provincia di Imperia creata al tempo del Fascismo. [modifica] Evoluzione demografica |
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ventimiglia : giardini e mare |
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| Giardini di villa Hanbury sorgono sul
promontorio La Mortola sulla costa ligure a pochi chilometri dal confine
francese. Occupano una superficie di 18 ettari, compresi nel territorio
comunale di Ventimiglia, in provincia di Imperia. Il terreno è degradante dalla collina al mare, come è tipico della costa ligure. L'aspetto paesaggistico è tipicamente all'inglese, con vialetti irregolari e romantici rustici, pergolati e patii con la pittoresca vista del mare sullo sfondo. Il parco è anche attraversato da un tratto dell'antica strade consolare via Aurelia. Il primo vincolo storico-paesaggistico del luogo si ebbe con la Legge n. 1089 del 1939. Il parco regionale attuale è stato istituito con la Legge regionale 27 marzo 2000 n. 31. [modifica] Storia I Giardini furono realizzati a partire dal 1867 grazie alla passione dal viaggiatore inglese Sir Thomas Hanbury. Dopo avere fatto fortuna a Shangai egli decise di stabilirsi sulla costa ligure ed acquistò dapprima il palazzo dei marchesi Orengo di Ventimiglia, tuttora esistente, successivamente i terreni circostanti su cui volle realizzare uno splendido giardino con specie botaniche raccolte in ogni parte del mondo. Per sviluppare il progetto egli si fece aiutare dal fratello giunto appositamente dall'Inghilterra, da diversi botanici e da una manovalanza di giardinieri stabilitisi nelle vicinanze. Il giardino divenne ben presto rinomato in tutto il mondo. Alla morte di Sir Thomas, la moglie ed i figlio portarono avanti l'opera fino alla seconda guerra mondiale, quando il sito dovette essere abbandonato.el 1960 gli eredi donarono il complesso allo stato italiano, il quale lo affidò in gestione all'Istituto Internazionale degli Studi Liguri e successivamente, nel 1987, all'università degli studi di Genova. |
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ventimiglia : baussi |
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| C’era una volta, ecco come incominciavano
le favole di un tempo, dei miei tempi !. Anche questa storia incomincia con C’era una volta, subito fuori le case Baussi, sul sentiero del Van (u vallùn) una croce di legno. Ricordo d’averla sempre vista sfidare sole, acqua, neve e intemperie, infissa in una bella ruota d’antico frantoio, messa non si sa più da chi ma, inciso a scalpello sulla viva pietra GIUBILEO 1901. All’inizio dell’anno 2001 per le intemperie, ma direi ancor più per l’età i bracci e la scritta INRI sono finiti a terra, e sì sono passati 100 anni. E’ ancora oggi consueto, per indicare la località, dire e sentir dire (da a cruxe), non si poteva abbandonare una consuetudine e ancor meno un’opera dei nostri avi, che non avrà l’importanza di un monumento, ma l’importanza di aver visto ai suoi piedi passare frotte di contadini di muli di bambini e di aver visto al suo piede posato un fiore. Ecco perché la decisione di sostituire la croce e rifarla in legno d’ulivo poco lontano cresciuto, con la speranza che fra cento anni ci sia ancora qualcheduno che ancora provveda alla sua sostituzione. Roberto e Giovanni |
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Trucco Frazione di Ventimiglia - IMTrucco a pochi chilometri da Ventimiglia vicino al confine di stato con la Francia, situata sulla statale 20 della Val Roya in direzione del Col di Tenda. | ||||||||||||||||||||||||||||
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L’obiettivo della due-giorni era chiaro: rendere la piazzetta e le opere parrocchiali più sicure e accoglienti. Molte persone hanno partecipato “chi per un’ora, chi per due ore, chi per due giorni” .... come recita lo slogan sulla locandina. Questo è il risultato a voi i commenti..............
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incredibile ma vero 2 matrimoni a Trucco in un
solo mese, un piccolo pensiero dallo staff
vedi foto |
Come promesso da
tempo ci dedicheremo non solo a Trucco ma anche a tutto ciò che ci
circonda........
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Problemi con il computer ? Bustianu risponde a tutti i tuoi problemi di
configurazione |
C’era
una volta.....ai Baussi | ||||||||||||||||||||||||||||
Tutte dico tutte le foto delle nostre
feste |
La prima corriera
nella Val Roya
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non perdere.
Inseriti gli sfondi di Natale by TruccoOnline |
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